Il cameriere è appena uscito, quando si presenta un nuovo personaggio:

È il capitano Zaccarella in persona. Ma dinanzi a Sua Eccellenza — e specialmente in quei giorni per la prolungata assenza del padrone e il relativo vuoto di cassa — egli non è più l'uomo del comando e del meneimpipo; diventa anche il capitano, come un altro qualunque signor Trüb, l'uomo delle riverenze. Ossequi al signor commendatore, ossequi a missis Eyre, poi, sempre ossequiosissimo, spiega la sua venuta:

— Il maggiordomo è andato a Bex con la Carolì; al momento, non c'è nessuno di sopra. Vengo io a vedere, se mai posso servire in qualche cosa il signor commendatore...

— Bravo! Lei! Proprio lei! — Giacomo non ha mai avuto in grande simpatia il signor Zaccarella, ma non lo può addirittura soffrire quando diventa umile e strisciante. — Proprio lei! Mi faccia il favore di eseguire questo mio ordine preciso: faccia levare, subito, il collare con la sonagliera ai due cani della duchessina; e se mai la duchessina si opponesse, per chiasso o per davvero, le dica che io, proprio io, desidero così, perchè l'undecimo comandamento dice: non seccare il prossimo, cioè la gente che vive nella tua stessa locanda.

— Non dubiti Eccel... — il capitano si corregge a tempo. — Non dubiti signor commendatore.

— Le idole sono la gioia, ma anche il tormento delle famiglie! — ripete Giacomo in tono di scherzo, per mitigare l'asprezza delle sue parole.

Ma nessuno più l'ascolta. Il signor Zaccarella è già sparito: quando c'è un ordine di Sua Eccellenza, egli vola come il vento; in questo caso poi è stato anche più veloce, perchè gli preme di riferire a Remigia quanto è successo. Dacchè ha potuto subodorare in lei una possibile futura ministressa, il capitano, soffocata l'antipatia e dimenticati gli affronti, si è subito schierato fra i servitori più devoti e più zelanti della piccola padroncina! E missis Eyre... Missis Eyre pure è uscita in fretta, è corsa sui passi del signor Zaccarella, dimenticando persino di rinnovare i ringraziamenti all'uomo ciusto.

Ella vuol divertirsi, vuol godersi la scena. Vuol assistere, tenendosi nascosta dietro l'uscio della sua camera, al dispetto e alla rabbia della sua nemica.

— Ah! Ah! Vien per ciascuno il suo ciorno! È venuto, finalmente, anche per quella peste, per quella diavolo!

VII.