— Ha inventato, adesso, per farmi diventar matta, i bubbolini, e i bubboloni!.. Ha fatto venire espressamente da Aigle per i suoi cani due sonagliere, una acuta, squillante, l'altra bassa e fessa: din-din-din: don-don-don! Io non ho più quiete, non ho più riposo! Sono ammalata di emicrania e di nevrastenia! Il mio corridoio, non è più un corridoio, è la strada pubblica di Cernobbio, di Carate! Tutto il ciorno, tutta sera: din-din-din: don-don-don! Un continuo corso di carrozze!
Giacomo, contentissimo di cogliere quest'occasione per poter mostrare a tutti com'egli consideri Remigia ancora una bambina, più che una ragazza, e come la tratti ancora da vera monelluccia stordita e cattivella, esclama allegramente, stringendo la mano a missis Eyre per calmarla e per rassicurarla:
— Subito, ve lo prometto; i cani non avranno più bubbolini, nè bubboloni!
— Dite voi, che questo è proibitissimo in un hôtel! Voi siete un vero gentiluomo, perfetto e ciusto! Invece il signor Trüb è un esoso ingordo di tedesco villano, che pensa soltanto a far pagare!
Il D'Orea continua a ridere.
— La duchessina Remigia, io non la chiamo mai altro che la Piccola, perchè ha sempre dieci anni! Non è cattiva, ma è un demonietto viziato dalla mamma! Oh le idole, sempre così... Ma non dubitate, il troppo è troppo e voi avete ragione: basta din-din, basta don-don. Questa volta la faremo stare a dovere!
La colonnellessa è gongolante; la sua faccia cambia di colore: diventa quasi rosea.
— Oh, il Times ha detto bene! Siete un ideale di ciustizia! Grazie anche a nome di Mister Eyre!
Giacomo suona: si presenta il solito cameriere.
— Chiamate uno dei servitori, o meglio la cameriera della duchessina, o il maggiordomo! Insomma, qualcheduno di sopra! Subito!