— Oh! Oh! Scrive?... Mio fratello ha imparato a scrivere?... Una volta non sapeva altro che telegrafare!

— Telegrafa sempre, ha telegrafato anche ieri, quando si tratta di affari, di danari. Quando, invece, si tratta di cose delicate, cose di famiglia, riguardanti specialmente donna Maria, allora scrive...

Giacomo sussulta; diventa rosso in viso.

— E che scrive?

Il capitano, sparato il colpo, si ritira un passo indietro:

— Io non so poi... Faccio bene o male a parlare? In ogni modo, se il signor commendatore mi autorizza a farlo....

— Ah, no! — Giacomo s'è subito rimesso. — Questa autorizzazione ella non può averla da me, ma dalla sua coscienza! È la sua coscienza, soltanto, che deve imporle di parlare o di tacere!

— Allora parlo! — risponde pronto lo Zaccarella che dinanzi a tanta diplomazia non vuol perdere l'occasione. — La mia coscienza, mi dice di parlare! Sarà di me quel che sarà! Perderò la stima del signor commendatore, perderò la fiducia e la protezione di don Luciano, perderò il pane, ma il signor commendatore sarà stato avvertito di tutto, e in tempo.

Giacomo rimane impassibile, ma il suo cuore batte violentemente.

— Il Credito Lionese, ha versato a Don Luciano, in queste ultime settimane soltanto a Parigi, la somma di cento e settantamila franchi, e si chiedono nuovi fondi.