— Vecchia stupida, villana! E la duchessina Remigia?
— Niente! Non ha risposto niente! È diventata pallidissima, è corsa subito in camera sua, senza pronunziare nemmeno una sillaba! Ma poi, dopo...
— S'è sfogata con sua madre?
— S'è messa a piangere. Ho visto adesso la contessina Carfo: — Remigia, — m'ha detto, — continua a piangere!
— Farò io le scuse alla duchessina Remigia, anche per quella vecchia insopportabile!
Giacomo, più ancora che addolorato è mortificato; sente il bisogno di giustificarsi persino col signor Zaccarella. — Ha visto anche lei! L'avevo qui da mezz'ora a farmi la testa come un cestone di ciarle, di lamentele! Io ho perso la pazienza e capisco di aver oltrepassata la misura! Ho dato... ordini, che non avevo alcun diritto di dare! — Stende la mano al signor Zaccarella. — Anche lei, scusi la mia... troppo imperiosa vivacità.
Il signor Zaccarella non osa stringere quella mano che tiene in pugno tanti milioni: la tocca, appena con due dita, religiosamente. Poi guarda Sua Eccellenza con la coda dell'occhio, riflettendo, esitando... È forse giunto il momento opportuno di dirgli ciò che gli sta in cuore da un pezzo?... Fino da... Da quando, insomma, ha visto che la barca di Don Luciano, cominciava a far acqua!
— Vorrebbe ascoltarmi, signor commendatore, un momentino?... Ecco qua: missis Eyre è stata imprudentissima verso la signora duchessina; ma anche la signora duchessina, sa distinguere benissimo le persone e i loro atti: lei rimane nel suo giudizio e nel suo cuore, quello che è, luminosamente! La signora duchessina ha per lei una grande ammirazione e un'affezione troppo ben radicata! In quanto a me, de minimis... diremo, ma io ho sempre considerato il signor commendatore come... il superiore... come il mio vero padrone e ho sempre ambito l'onore di poterla servire direttamente! Quante volte prima di eseguire certi ordini perentori, avrei voluto interrogarla, avvertirla, signor commendatore, se non altro, per scarico mio! Stamattina stessa, per esempio, io ho ricevuto una lettera da... Parigi... — Si ferma, aspetta per proseguire una parola d'incoraggiamento; ma il signor D'Orea, che ha accolto lo sfogo del capitano con molta freddezza, lo guarda... e non fiata, suonando il tamburello sulla scrivania, col tagliacarte.
Il signor Zaccarella si passa una mano sui capelli a spazzola... fa un grosso sospiro per mostrare la propria esitazione: l'altro, niente. Con la faccia sempre immobile e muta, continua a suonare il tamburello...
— Per esempio, con la posta di stamattina, io ho ricevuto una lettera di don Luciano...