— E così?... Noi adesso che facciamo, signori miei?... Si parte per Bex o non si parte? — Il signor Zaccarella sta prendendo tutta l'acqua e ha i piedi nella mota.

Ma la povera duchessa non può rassegnarsi:

— Sii ragionevole, Idola cara! Non pigliar freddo! E poi? Se c'è pericolo!

— Pericolo di che? Nessun pericolo! — ribatte lo Zaccarella per farla finita.

— Stia sicura, di buon animo, duchessa, e andiamo a Bex, che si fa tardi. Farò accompagnare la duchessina da Pasquale, e Pasquale è un uomo prudente. C'è da fidarsi. Su, su! Signor principe! Chiuda l'ombrello! In carrozza e andiamo!

La Moncavallo, anche quando la carrozza si muove, continua a sospirare, a gemere, a fare raccomandazioni alla figliuola. Donna Maria e il principe Rosalino si guardano solo negli occhi, scrollando il capo: — quella piccola è tutto un capriccio!

In quanto a Totò, a Mimì e a mademoiselle, qualsiasi raccomandazione è perfettamente inutile. Sempre ligi agli ordini e ai ghiribizzi di Remigia. A loro non è permesso di dire la piccola. Non è permesso nessun diminutivo, nessun vezzeggiativo. Molto per amore e un po' per forza, ella sa tenerli legati alla catena come Din e Don. Per amore la Mimì: adora Remigia. Per amore, — in segreto, — anche Totò; per forza, mademoiselle. Sapeva che già erano state cambiate tre governanti: la prima era troppo vecchia, la seconda troppo brutta, la terza... antipatica. Mademoiselle Jenny, per non perdere il posto... sommissione e sempre in ammirazione!

— Addio, mammà! Addio, gioia! Addio zio Rosalì!

— E badiamo, duchessina Remigia, di non farsi aspettare! — ammonisce lo Zaccarella col suo tono di padronanza. — Bisogna essere di ritorno prima delle tre. Non si vorrebbe perdere la corsa per lei, possibilmente!

— Non dubiti, capitano! Alle due e tre quarti, pronti al comando, capitano!