A metà della lettura si ferma perplesso; diventa inquieto.

— E se anche Totò, per colpa mia, non la volesse più sposare?

Incrocia le braccia sul petto; abbassa il capo: gli occhi incontrano, per caso, il ritratto di sua madre.

Oh, la semplice donnina! Quanti pensieri e quanti rimorsi, suscita in quell'ora, nell'animo di Giacomo.

— Sempre i fiori di Remigia!

Gli fanno dispetto.

Che differenza, che contrasto! La sua povera madre così timida! Che rifuggiva dalla gente, da ogni parvenza di lusso; virtuosa fino agli scrupoli, pia come la zia Gioconda, più della zia Gioconda! Che contrasto il ritratto di sua madre, coi fiori di una duchessina, in mezzo allo sfarzo di quell'albergo sontuoso «da signoroni» nel quale, sua madre, viva, non sarebbe entrata nemmeno per forza! E in mezzo a tutti quei... vicerè, come sarebbe diventata rossa la buona donna cresciuta, allevata dietro il banco, in una oscura bottegaccia di droghiere... Come non ne avrebbe voluto sapere di quei nobili, di quelle usanze, di quella boria! Sarebbe scappata più lontano della zia Gioconda! Più in là di Fiumicino!

Anche lui, per altro, un tempo, non ne voleva sapere! Non voleva sentirne parlare! Oh, la lettera, — sempre la lettera! — aveva ragione anche in questo!... Come si era opposto, persino brutalmente, al matrimonio di Luciano!

Poi, a mano a mano, lui pure è stato preso dagli usi, dai gusti, dalle seduzioni di quel mondo corrotto, falso nelle sue stesse apparenze di signorilità, falso e infido persino nei rapporti, negli affetti famigliari... A mano a mano, lui pure ha cominciato a diventare un perdigiorni, un ozioso leggero, che compromette le ragazze, e ha finito con l'innamorarsi della moglie di suo fratello!

— Maria, però, com'è diversa da tutti i suoi!... L'espressione sola de' suoi occhi!... Quanta bontà! Quanta sincerità! Che incanto in quegli occhi!... Nell'affettuosa malinconia di quegli occhi!