Mimì Carfo, è sempre la stessa di una volta: la Mimì che piange quando Remigia ha le lune e che ride quando Remigia è di buon umore. Remigia, per Mimì, è sempre tutta una perfezione di bellezza, anima e corpo; è sempre la più geniale e la più cara, la più pura e la più santa delle creature della terra... anzi del cielo!

Donna Remigia se ne compiace; ella ormai ha l'abitudine, ha il bisogno di questo calore, di questo fervore, di questa ammirazione cieca, illimitata.

— Mimì sì, che mi vuol bene! — esclama la sovrana di Pontereno; e questo bene, tanto straordinario, le serve come di confronto per misurare, per vagliare il bene degli altri. Quello, specialmente, «senza slanci, insulso» di sua sorella.

Col dire, — Mimì sì, che mi vuol bene — esprime certe volte: Mimì sì che ha cuore, gli altri no!

Poi c'è questo, ed è forse il più, per tener Mimì a Versailles: come dama d'onore la contessina Carfo ha tutte le qualità oltre la bella e signorile presenza.

In quanto allo Zaccarella, donna Remigia ha voluto averlo sotto i propri ordini, perchè, modificate le prime impressioni, ha capito e capisce ogni giorno, che un altro servitore così servitore come quel despota di un capitano, non sarebbe facile trovarlo; e lo ha voluto sotto di sè anche per il gusto di poter comandare lei — e lei sola! — al burbero condottiero, che aveva fatto da padrone, per tanto tempo, a tutta la carovana... compresa sua sorella!

Il capitano, appena combinato il matrimonio di Giacomo D'Orea con Remigia Moncavallo, era stato subito destituito e messo alla porta dal suo principale. Don Luciano, in primo luogo, era furiosissimo contro lo Zaccarella, per non essere stato avvertito in tempo da poter impedire quella madornale bestialità: — la turlupinatura di un rammollito, — come aveva sentenziato Fanfan. In secondo luogo, questo fatto, veniva naturalmente a porre un certo limite alla facoltà de' suoi atti... di amministrazione! Bisognava, insomma, spendere meno; e non volendo affatto restringere le spese per Fanfan, Don Luciano aveva ridotte, fino alla tirchieria, le spese per la casa e per la moglie. Ogni giorno licenziava servitori e vendeva cavalli; chiamava, strepitando, ladra la sarta di Maria.

Giacomo, del capitano, non avrebbe voluto saperne; ma, — come si fa? — Anche questa volta ha finito per cedere. Giacomo — Jack, è usato soltanto da Remigia e quando il marito non è presente, — Giacomo cede sempre a sua moglie. Cede, ben inteso, in ciò che ha importanza... soltanto per sua moglie! E non è la sua, la debolezza di un marito tenero e cieco; è piuttosto la fretta di un padre affaccendato che non ha tempo da perdere in chiacchiere per combattere e vincere i piccoli capricci della figliola.

In fatti era un marito... così sempre di passaggio!

Più che la duchessina Moncavallo, pare abbia sposata la ferrovia!