— Vieni, Mimì.
Mentre prendono il caffè, Remigia continua a brontolare:
— Spero che questa volta, almeno, non avrai il tuppè di voler sempre difendere quel tuo — ci pensa, poi trova la parola — quel tuo apata così bene educato!... Dovrei proprio convincermi che lo fai apposta... perchè mi odî!
Gli occhi della fanciulla si riempiono di lacrime e per questo Remigia si arrabbia ancora di più.
— Sei diventata impossibile!... Bisognerà che ti nasconda anche i miei dispiaceri...
— No... Scusa!... — Mimì è disperata.
— Sì, invece!... Del resto questa volta, è tutta colpa tua!
— Colpa mia?
— Non farmi quella faccia trasognata, da stupida, per amor del cielo! Tua, tua, colpa tua! Dovevi dirmelo di non venire a Roma così a precipizio! Ma già, è inutile; sei fatta... come le tedesche! Famosissima per predicare, e poi, all'atto pratico, incapace di un buon consiglio!
Appena all'albergo, aut aut!