Si allunga scivolando nella vasca di marmo, si tuffa, si risospinge a fior d'acqua e di nuovo si lascia andar giù sprofondandosi dolcemente, chiudendo gli occhi e mormorando con un languore tenerissimo:
— Mammà! La mia mammà! Cara! Tesöro!... Amöre! Ah, che delizia un buon bagno tiepido dopo tutta una notte passata in ferrovia!... Ah, che piacere!... Non c'è al mondo un piacere... una più grande... voluttà...
Dopo il bagno, fatto toeletta e preso il caffè e latte donna Remigia va sul balcone a respirare, mentre Mimì, il signor Zaccarella e persino il segretario dell'albergo, sono tutti in moto con i facchini, per mettere in ordine il salotto, come vuol lei.
— Via! via! Quella Beatrice Cenci! — grida dal balcone. — E anche quell'orribile Colosseo!... Sembra dipinto da un cuoco famoso per i croccanti!
Tutti ridono: Mimì è beata vedendo le nubi sparire a poco a poco.
Remigia guarda in istrada; quelli che passano si voltano in su: c'è da far passare il tempo.
— È allegro il Corso, alla mattina!
Viene Mimì sul balcone, con una lettera.
— L'ha portata Gaudenzio. Domanda se c'è risposta.
— Ricordatevi! Non voglio vederlo! Se ci sarà risposta, manderò il signor Zaccarella!