Risponde Mimì, che ha già salutato Luciano, di passaggio nel salotto:

— Facciamo presto! Non dubitare!

— Come hai saputo che arrivavo stamattina?... — domanda Remigia a Luciano appena seduti.

— Oh, diavolo! Ormai, sei diventata una donna illustre... Pubblica! L'ho letto sul Fracassa!

— Sul Fracassa? — Remigia diventa rossa dalla gioia. Che c'è sul Fracassa? — Chiama di nuovo il signor Zaccarella. — Mandi a prendere il Fracassa di stamattina! Subito!

— Non occorre! L'ho io! — Luciano leva la gazzetta di tasca e la porge alla cognata. — C'è un telegramma con la tua partenza da Bologna.

Remigia sfoglia ansiosa il giornale:

— Dove?

— In terza pagina...

— Ecco! Trovato! — Remigia legge a mezza voce: «Ieri sera, sotto la tettoia della stazione, alla partenza del direttissimo per Roma, notavansi, in gruppo, le più cospicue personalità cittadine, nella politica, nelle lettere, nelle arti, nell'aristocrazia e nell'alta finanza. Era una eletta rappresentanza della nostra Bologna, memore e grata, convenuta per presentare gli ossequi del commiato a quella intellettuale signora che è la duchessa Remigia D'Orea Moncavallo, moglie di Sua Eccellenza il Ministro dei Lavori Pubblici. Ella si reca alla Capitale, a raggiungere il marito, cui sarà di conforto, fra le gravi cure del suo dicastero l'aver presso di sè l'esimia donna, fida consigliera e compagna.