— Duchessa Remigia!

Il marchese la chiama, toccandola appena, leggermente, sul braccio. Si offre per indicarle tutte le più spiccate notabilità della Camera.

— Sì! sì!... Bravo!

Remigia è contenta: gli si fa più vicina per sentire. Il marchese sta fermo, assapora quell'odore di biondo, lui che ha la moglie nera come l'inchiostro, e gongola. Ha una grande simpatia per Remigia. Prima di tutto, per quanto costretta dalle conseguenze... della rivoluzione, a doversi imborghesare morganaticamente con un D'Orea, è sempre una duchessa Moncavallo; e in quanto al fisico, — oh, madonna del Carmine benedetta! — è sempre stata la sua passione il genere magrolino, tenerino; il tipo infantile, acerbo, che ha ancora... del guaglioncello!

— Vede, donna Remigia, nella tribuna della Real Corte, quella vecchia signora con quell'enorme tuppè di capelli bianchi? È una delle più intriganti collaresse...

Ma donna Remigia non gli bada. Non ha tempo di occuparsi delle vecchie signore. Sbircia con la coda dell'occhio molte teste pelate di onorevoli che si agitano indicandola l'uno all'altro.

— Domani mattina, presto, bisogna mandare il signor Zaccarella a prendere il Fracassa!

Continua con la bellissima mano a lisciarsi i capelli e a guardar giù, senza averne l'aria, fingendo di star attenta ai discorsi del marchese che si fa sempre più accosto, ed ansima.

Ah! ah!.. Non soltanto le teste pelate, anche le arruffate cominciano a voltarsi in su.

— C'è del fermento tra i Rabbagasse! — pensa Remigia sorridendo e sporgendosi alla tribuna per farsi meglio vedere.