— Simpatica brunotta, per quanto un po' stagionatella!

— Stagionatella sia pure! Ma ha una bocca saporosa assai! Con quei baffettini neri!

— E che occhi! Che carboni grigi! Brillano più dei diamanti che ha nelle orecchie!

— Concludendo, bella la bionda e magnifica la bruna!

Le due signore, in fatti, stanno benissimo insieme, risaltando, per il contrasto, anche maggiormente. La della Gancia, nella soda e fiorente maturità della quarantina, è un tipo di bellezza affatto opposto a quello delicato e capriccioso di Remigia D'Orea, e a quello vagheggiato e tutto innocenza, da suo marito. Anche la marchesa vede, sente di piacere, di essere ammirata e, come un cavallo pien d'ardore, non sa più tenersi in freno, continua a muoversi, a salutare, a ridere e volge più spesso verso la tribuna della stampa la bella faccia bruna, mobilissima, nella quale sfavillano gli occhi grigi e luccicano i denti bianchi.

Il bel giovinotto dalla barba rossiccia è seduto solo, appartato, in un angolo. Lì, fra quelli della stampa, egli non è conosciuto da nessuno.

Tutti lo guardano per la cravatta, e per quell'aria di letichino prepotente, che non può passare inosservata.

— Chi è?

— Mah!...

— Sarà un qualche avventizio della provincia!