— Un ponza-novelle domenicale!

— Giornalista no, di sicuro! Si sarebbe fatto conoscere!

— Basta! El tegnaremm d'œcc! — esclama, sforzando la pronunzia, un ammiratore di Ferravilla.

Fogo in manega, lustrissimo! — E nessuno ci bada più. Brontolano, invece, contro il Governo incivile che si fa troppo aspettare.

— Il Ministero deve presentarsi prima al Senato!

— Ma che Senato! — Tutti insorgono, protestando in difesa delle proprie prerogative. — Prima la Camera!

— Taci, ufficioso venduto!

— Servo della greppia!... Il tuo Governo di decrepiti istrioni aspetta che l'aula sia au complet per l'applauso di sortita.

Mentre si ride, un altro giornalista giovanissimo, che si tien giù, basso, lungo disteso sopra una delle panche, si mette a urlare con quanto fiato ha in corpo: — Fuori!... Musicaa!... Fuori i lumi!

— Ecco, duchessina! — esclama il marchese, accarezzando Remigia con gli occhi e col diminutivo e tirandosi, cacciandosi ancora più sotto al cappellone, all'ombra profumata delle piume bianche. — Ecco il ministro della Pubblica Istruzione!