Remigia segue con le lenti l'indicazione del marchese e vede un omettino tondo, grassotto, col cranio rosso, congestionato, avvicinarsi al banco del Governo dispensando sorrisi, saluti, strette di mano, con tutti deferente, supplice quasi, con l'aria più di chiedere protezione che di accordarla.
— È un frate sfratato!... Lui e sua moglie dicono di no e si arrabbiano, ma c'è chi giura di averlo visto, prima del settanta, con la tonsura!
Remigia ripone le lenti, aggrottando le ciglia: — Accettare nel Ministero, persino un frate! — Lì per lì le corrono in mente tutti i torti e tutti gli odiosi difetti di suo marito: la nessuna nobiltà, la nessuna sostenutezza, la sfuriata di poco prima, e con i baffi del signor Gaudenzio persino un barlume di pizzicheria!... — Si dà una scrollatina di testa per non diventare di cattivo umore e domanda al della Gancia:
— Ma il mio Jack, tesöro, perchè non si vede ancora!
Quel tesöro serpeggia nelle vene per quanto un po' sclerotiche, del marchese Pio:
— Pazienza, un po' di pazienza, bella duchessina cara, come a teatro! Le prime parti, si fanno sempre aspettare! Manca ancora il Presidente della Camera, il Presidente del Consiglio, il ministro degli Interni, quello del Tesöro! — E anche il marchese allunga la o fissando il bel collino delicato e la nuca ricciutella.
— Fatemi vedere il ministro degli esteri!
— Non c'è!
— Come non c'è?...
— Il presidente del Consiglio ha assunto anche l'interim del ministero degli Esteri!