— Sì; stamattina e poi ancora stasera.
Remigia ricomincia a cantarellare, a camminare su e giù, facendo un cipiglio strano, mulinando chi sa che cosa. A un tratto, le passa dinanzi, come un baleno, l'alta e secca figura del D'Entracques: dà una forte scrollata di testa; la massa d'oro si solleva scompigliata, poi i riccioli biondi tornano a posto ed ella ride allegramente.
— Prometto e giuro! — Fa un grande respirone. — Ah!... Non dovrò più graffiarmi e pungermi per accarezzare quell'istrice! — Devi sapere... — Afferra le due mani di Mimì, la fissa negli occhi, fa per parlare, poi si pente. — No. Ti basti questo; io sarò in-flu-en-tissima! E intanto, — prima prova del mio potere, — Cincino D'Ermoli otterrà la sua brava nomina! Ah! Ah! — La bionda lodoletta trilla allegramente. — Sono in dieci i ministri, cara mia, e lui, il signor... Catone tira-molla, non è nemmeno tra i più autorevoli!
Donna Remigia conta evidentemente sopra Sua Eccellenza D'Entracques, ministro della Guerra; invece, — chi mai lo avrebbe immaginato? È l'altra Eccellenza, è la sotto-eccellenza, è Leonida dal cappellone, è proprio il Rabbagasse che riesce a far pervenire la nomina ambita al conte Cincino D'Ermoli!
Dopo un paio di giorni, quando Remigia è ben sicura che da Jack non si ottiene niente, scrive alla Capodimare per metterla a parte dei suoi dubbi e delle sue nuove speranze.
La principessa, appena ricevuta la lettera, si fa portare con la carrozza all'albergo di Roma.
— Che, che! Impossibile!... — esclama addolorata, alle prime parole di Remigia. — Vuoi raccomandarti al D'Entracques?... Non può far niente.
— È ministro anche lui; anzi è di più, perchè è ministro della guerra!
— Ma in questo caso non potrebbe altro che raccomandare Cincino al suo collega, il ministro dei lavori pubblici!
Guendalina si mostra assai contrariata e Remigia è furibonda contro Jack, non più tesöro, ma sgarbatissimo e caparbio. Tutte e due si guardano mortificate e afflitte.