Che musica!... Non quella dell'Iris, che Leonida Staffa non ascolta nemmeno, ma la musica di quei «tanto tanto» modulati, sospirati al soffio leggero di un alito dolcissimo, profumato, voluttuoso.

Remigia unisce le sue raccomandazioni a quelle dell'amica e ne aggiunge un'altra particolare.

— Che mio marito non sappia niente, o manda tutto a monte! Ha certe idee!... — E le spiega.

Leonida Staffa non è dell'opinione del collega; tutt'altro!

— Ah no! Questo poi no! Le solite persone competenti? Le solite persone tecniche? Io diffido, per massima, dei tecnici e dei competenti! Vecchi sistemi e vieti pregiudizi! Rinnovare, bisogna! Rinnovare e ringiovanire! La maravigliosa invenzione di Marconi è l'invenzione di un giovane! La radiotelegrafia? L'elettromagnetismo? Il mistero delle onde hertziane? Scoperte giovani! Scienze giovani! Forze giovani, che appartengono di diritto... ai giovani!

IX.

— Dunque, siamo intesi! — esclama Remigia alzandosi e abbracciando Quanita. — Alle sette venite a pranzo da me e poi si va alla Manon, dove troveremo Guendalina e forse — chi sa? — anche il cavalier Paparigopulos!

La marchesa non rileva lo scherzo. Ella teme soltanto che all'ultimo momento venga fuori la solita striscia verde con un altro riposo. Alla marchesa occorre sempre di sapere di sicuro, prima delle tre, se c'è teatro sì o no!

— Ci sarà poi, questa Manon, o non avremo un'altra indisposizione?

— Speriamo di no; sarebbe la quarta!... Il povero Luciano si dispera.