Sembra più magro, gli occhi e le gote infossate; sembra invecchiato. Cammina a rilento, sforzandosi a sorridere per tranquillare sua moglie e Mimì Carfo che gli erano corse incontro con l'aria spaventata. Saluta, dà la mano a tutti.

— Cara marchesa!... Caro D'Entracques! — Balbetta leggermente alle prime parole, poi a mano a mano parla più spedito. — Oh, il nostro egregio avvocato Berlendis!

Il conte Gambara non c'è più; è sparito appena il signor Zaccarella ha dato l'annuncio dell'arrivo di Sua Eccellenza.

— Come mai? — domanda Remigia una seconda volta, senza lasciargli finire i saluti. — A quest'ora?

— E il vostro pranzo?... — chiede a sua volta il D'Entracques.

— Mi sono fatto scusare dall'onorevole Staffa, con quei buoni signori della Basilicata!

— Ma allora... ti sei sentito poco bene?

— Niente di serio, cara Remigia! — Si rivolge agli altri. — Niente che possa disturbarvi l'ora del caffè!

Mimì gli fa scivolare dinanzi una poltrona.

Giacomo vi si lascia cadere come affranto, ringraziandola con un cenno del capo e della mano.