— Il riposo, è come l'olio per la nostra macchina!
— Riposo! Riposo!
— Riposo assoluto!
Giacomo, si alza incollerito.
— Ma sì! Riposo! Riposo! Va bene! Siamo intesi! Ho capito! E per riposare vi domando scusa e me ne vado a letto!
Capisce di essere stato troppo violento, tentenna il capo e torna a sorridere:
— Oggi, cioè... — pensa, non gli riesce di dire stasera; non trova la parola. — Oggi... due ore fa, al ministero, mentre sbrigate le ultime firme, stavo per alzarmi e per recarmi al pranzo, mi sono sentito come un senso di... di... freddo, di nausea... Un ronzìo alle orecchie... Mi si annebbiò la vista e... giù, come un morto, in deliquio!
— Ah mio Dio, perchè non... — Remigia si ferma per un cenno di Mimì.
— .... È durato pochissimo; nemmeno un quarto d'ora. Ho ripreso conoscenza... poi a poco a poco... i movimenti e ora mi sento rimesso completamente. Potrei andare a trovare i miei sindaci... Invece vado a letto, per seguire... i consigli anche vostri. Sono stato io, assolutamente, che non ho voluto che chiamassero il dottore! È stato... niente! La colazione che mi ha fatto peso! Non voglio che domani i giornali, a corto di notizie, ne facciano un caso grave!... Per questo, vi prego: io vado a letto subito per accontentarvi, e, in premio, accontentatemi anche voi! — Si rivolge a Remigia, con amorevolezza: — Tu... non cambiar niente. Impiega la tua sera, come avevi fissato...
— Si andava adesso, tutti insieme, da Guendalina.