— Brava! Benissimo! Andate adesso, tutti insieme, dalla Principessa! — L'idea che sua moglie e gli altri non rimangano all'albergo, sembra quasi rallegrarlo. — Saluterai anche a nome mio, la principessa Capodimare. Anzi, le darai, per la prima, una notizia che le farà molto piacere, e che certo deve far piacere anche a voi, caro marchese. Vostro fratello è stato aggregato alla Commissione governativa internazionale per l'impianto agli Stati Uniti delle... delle... — La parola gli sfugge di nuovo, non riesce a riafferrarla: — Delle... Delle... — No! No! Marchese, non ringraziatemi! E nemmeno la principessa Capodimare! Vi assicuro, che se vostro fratello è stato nominato, vuol dire... che lo ha meritato!

Mimì diventa rossa per Remigia che strizza l'occhio a Quanita.

Giacomo continua sempre sorridendo in modo affabile, ma con un certo orgoglio di sè:

— Anzi, può vantarsi di essere stato nominato ad onta delle raccomandazioni di mia moglie, che per il mio naturale istinto mi avevano mal prevenuto contro di lui! E... sarà sempre così. Finchè io sarò ministro, nel mio ministero... sarà sempre così! Si prenderanno in considerazione gli studi fatti, i titoli, la capacità e in quanto alle raccomandazioni... torna indietro!

Tranne Mimì che soffre, tutti gli altri, compreso l'avvocato Berlendis, sorridono e approvano. Chi non ama... la giustizia? Chi non accetta le savie massime?

Giacomo si ritira festeggiatissimo, dopo aver fatto dolce violenza a sua moglie perchè non lasciasse soli gli amici per accompagnarlo.

Uscito il D'Orea, nel salotto sembra correre un'aria più leggera: fa meno soffoco, meno caldo.

Ciro Berlendis si sventola la faccia col fascicolo di una Rivista, ma si mostra ilare, soddisfatto.

— Così, tutti i nostri uomini! Gli uomini autentici del nostro vecchio-giovane partito! Tutti così, dai Lanza, ai Sella, ai D'Orea!

Soltanto Remigia e Mimì Carfo, sembrano ancora un po' inquiete. Mimì lo è davvero. Remigia... per essere rassicurata.