La sala è affollata, ma sta per finire il primo atto, e nel vestibolo, per le scale, nei corridoi, non ci sono che i portieri e gli inservienti.

Il D'Entracques accompagna le signore fino al palchetto dove le ringrazia e le saluta, promettendo di ritornare più tardi. Egli, quando il custode ha aperto l'uscio del palco, s'è tenuto indietro per non essere visto da quelli di faccia.

Missis Britton, è in teatro: il D'Entracques, per poter tardare, aveva addotto la solita scusa del Ministero. Aspetta girando su e giù nei corridoi che l'atto finisca prima di presentarsi a lei, che già sarà indispettita e nervosa per quel ritardo.

Ripensa a donna Remigia: che strana creatura!... È buona? È cattiva? Ora ha tanta espressione, tanta tenerezza negli occhi... Ed ora tanta spensieratezza, tanta leggerezza!... Rivede il suo viso melanconico, sente le sue parole dolorose: — No!... Non è bella la vita e non è facile!... — Poi soggiunge, mentalmente: — Non è facile e non bella per me! Diventar matto è sempre una disgrazia!... Diventar matto per una donna è una disgrazia ed è una colpa!

— Quella vita di piccole menzogne, di continui sotterfugi è così penosa per il suo carattere e per la sua coscienza!

— Devo sempre inventare, trovare scuse, pretesti, come una cocotte che ha un amante da tener nascosto al suo protettore!

E lo stanca e lo angoscia l'intima lotta che deve sopportare dentro di sè tra la nuova passione che lo turba e lo travolge e l'antico amore non ancora del tutto sopito e che si ridesta nel rimpianto e nel rimorso, quando è solo e quando dubita.

Remigia, appena nel palchetto, abbraccia Guendalina, — cara, tesoro, amöre! — e stringe la mano al Paparigopulos, che ha dovuto accompagnare la principessa perchè il principe è a letto con la lombaggine, causa le esercitazioni militari. Poi esclama subito, prima ancora di guardare Fanfan:

— Ah, mon Dieu! Com'è bella!

Remigia non vuol sedersi avanti; fa passare Quanita al parapetto. Ella resta in piedi in mezzo al palco per meglio vedere e farsi vedere. Si muove, parla, ride, gestisce con grazia, cerca fra le poltrone, trova subito il naso del Gambara, che l'ha già presa di mira, e in quel momento che il D'Entracques non può vederla, e con la scusa di accomodarsi il cappellino, gli concede una lunghissima e tenera occhiata di consolazione.