Si fa dare il cannocchiale; si mette davvero a fissare Fanfan.

— È proprio bella!... È una bellissima Manon... E canta anche benis...

Ahi! Manon cresce, per troppa anima, nell'ultimo grido di amore e di speranza e l'atto finisce con una grande stonata e fra un subisso di applausi.

Il pubblico della platea e delle gallerie applaude Fanfan perchè rinfrescata dal belletto e nel graziosissimo costume di Manon è assai bella e sembra ancora giovanissima. Le signore dai palchi e i frac delle poltrone, applaudono perchè ciò è molto chic e dinota che si appartiene all'aristocrazia, essendo Fanfan l'amante di don Luciano D'Orea.

— Canta anche benino!

Il Paparigopulos approva in silenzio, aprendo la bocca e chiudendo gli occhi.

L'avvocato ripete la solita spiritosità molto nota a Bologna:

— Diremo, per essere precisi, che canta... bellissimo!

Guendalina, non bada alla scena: languida e stanca non fa che rosicchiare i cioccolatini di mandorla e odorare i fiori che le ha portato Paparigopulos. Quanita pure: ha altro in mente che Manon e Fanfan! Ella cerca e cerca con l'occhialetto e col cannocchiale in tutto il teatro, ma non trova! È assai inquieta, non parla... A un tratto diventa di buon umore, non sta più ferma e si mette anche lei a rosicchiare cioccolatini. Il bel giovanotto dalla barbetta rossa, con una magnifica cravatta arancione, è entrato in quel punto nelle file dei posti riservati. Passa diritto senza salutare nessuno, urta chi gli capita contro i gomiti, e arrivato alla sua poltroncina, dà un colpo al sedile buttandolo giù con fracasso e vi si sdraia boriosamente.

Fanfan, intanto, è uscita a salutare una prima volta con gli artisti, poi una seconda volta con gli artisti e il maestro, poi sola, finalmente, tra un maggiore entusiasmo. Il pubblico la richiama ancora tre, quattro volte perchè ci prende gusto a vederla commossa a mandar baci, non più inchinandosi, ma allargando le braccia e stringendosele al seno con l'atto di abbracciar tutti, appoggiandosi al telone, quasi languente di felicità.