Remigia finisce col battere le mani anche lei. In quel momento non pensa più a Narciso Gambara e nemmeno al D'Entracques! Il suo pensiero corre da quel teatro, da quella donna raggiante, che trionfa, alla quiete silenziosa e buia di Fiumicino, a due donne così lontane da quel mondo, così sole e abbandonate. Una di esse è tanto infelice, eppure il suo ricordo basta ad infastidire Remigia.

— Com'è bella la Trécoeur! Bellissima! — Poi trova l'elogio nel quale tutti convengono, anche l'avvocato. — Intanto, dev'essere intelligentissima per fare quello che fa... dopo quello che ha fatto!

— Sua Eccellenza Leonida Staffa — bisbiglia il Berlendis sottovoce a donna Remigia, — è stato oltremodo gentile. Gran brava persona! Lavoratore!... Non aveva altro che un difetto: la repubblica! Utopie! Quarantottate! Anacronismo storico! — L'avvocato si fa più vicino all'orecchio della Duchessa, dandosi l'aria di essere addentro nelle segrete confidenze: — Leonida Staffa era addoloratissimo di non poter venire al Costanzi.. Mi ha detto di presentarle i suo omaggi, i suoi... — S'interrompe, si volta.

Narciso Gambara, che non ha avuto la forza di aspettare il terzo atto per farsi vedere nel palchetto con la moglie di Sua Eccellenza, apre l'uscio ed esita incerto, se debba entrare sì o no.

— Venga! Venga! Conte Gambara! — esclama Remigia allegramente. Missis Britton era proprio in un palchetto di faccia e da poco vi era entrato il D'Entracques.

L'avvocato si alza e cede il posto al giovinotto ringalluzzito, congedandosi dalla duchessa Remigia e dalle signore.

— Sono stanco e vado a letto! La ferrovia, il caldo specialmente, mi ammazza...

Narciso si volta, il naso si alza e lancia un motto spiritoso:

— Cioè, cioè! Vi liquida! Vi liquefa! Ma sì! Ma sì! Proprio così!

L'avvocato esce dopo essersi sprofondato in un inchino; Remigia ride, scherza col Gambara, si alza, vuol cambiare di posto, resta in piedi. Tutto ciò per il palco di faccia, nel quale finge di non guardar mai. Ad un tratto domanda ad alta voce: