— Sapete dirmi chi è quel giovane, troppo bel giovane, rosso... Ha un'enorme cravatta gialla...
Il Paparigopulos resta immobile, di sasso, compresa la barba. La Capodimare socchiude un momento gli occhi affaticati dalla troppa luce. Il silenzio è così profondo che si sente il fischiettìo leggero del marchese, che pisola in fondo al palco, tra le sciarpe e le mantiglie.
Remigia continua a fissare nella poltrona col cannocchiale e il Gambara diventa intempestivamente geloso.
— Dov'è? Dov'è?... Chi è?
— Nella terza fila delle poltrone!... Quasi nel mezzo... Io lo credo un mio segreto adoratore!... «Dovunque il guardo io giro...» me lo trovo dinanzi!
Narciso geme e fa una smorfietta di dolce rimprovero sfogandosi contro l'orribile cravatta; ma Quanita, invece, domanda a Remigia, distrattamente, con un piccolo sbadiglio:
— Chi guardi? Di chi parli?
Remigia le indica il giovinotto: la marchesa non riesce a vederlo. La Capodimare, dopo un'occhiata al Paparigopulos, si alza per cambiare di posto e far cambiare il discorso. Quanita vede delle amiche in un palchetto, le saluta, e continua a mandar loro dei sorrisi e dei cenni... Intanto missis Britton si fa venire il D'Entracques più vicino, gli dice, chinandosi, qualche parola all'orecchio... e anche Remigia non pensa più a Barbetta rossa!
— A lei, per sua quiete! — dice al Gambara sottovoce. — Guardi in faccia a noi. Quella signora così inverosimilmente bionda?... È l'America abbondantissima, scoperta da Sua Eccellenza D'Entracques! Con la scusa di indicarla a Narciso Gambara, punta lei stessa il cannocchiale e lo tiene ostinatamente fisso su missis Britton.
Nel palchetto, oltre a missis Britton, c'è un'altra signora assai più attempata, anch'essa dall'aria esotica. Sono accompagnate da un vecchio, — deve essere un diplomatico; certo un personaggio d'importanza, — con la faccia rasa, marmorea e pensosa che ricorda quella di Napoleone I.