Accanto a missis Britton, ma da essa un po' discosto, è seduto il generale D'Entracques, con gli occhi sempre rivolti verso Remigia. Ha l'aria cupa e sembra invecchiato.

— Bionda... inverosimilmente?... Perchè? Ma perchè? — gorgheggia il rorido Narciso, tenendo il binoccolo a cavallo del naso. — Io la trovo elegantissima!... Bellissima!

— Bella di sera! — L'Idola è seccata dall'entusiasmo di quel provinciale. — Di giorno è orribile! Una pittura a pastello! — Comincia il secondo atto; ella non sta più attenta alla Manon, ma, invece, sempre al palchetto dov'è il D'Entracques.

Anche missis Britton, ad onta della sua calma, della sua freddezza matronale ha osservato ed osserva la D'Orea... Si volta verso il generale, lo chiama vicino, gli parla ancora sottovoce, all'orecchio: il generale, che s'è avvicinato di malavoglia, risponde con un'alzata di spalle allontanandosi di nuovo.

Evidentemente missis Britton è gelosa e il D'Entracques è seccato. Remigia, felice, per attizzare il malumore nel palchetto di faccia, si mette a ridere, a far l'amabile col Gambara. L'uscio si schiude appena: si mostra Luciano dalla fessura.

— Vieni! Vieni!... Congratulazioni!

Luciano non vuol entrare, non vuol farsi vedere dalla sala del teatro in quella sera di trionfo: per modestia.

Remigia corre lei sull'uscio del palchetto:

— È deliziosa! Un amore! E anche l'espressione, la passione, la scena, ben...nissimo! Come ha fatto?... È un miracolo!

Don Luciano sempre serio, ma con un velo di dolce compiacimento, approva e ringrazia. È convinto del miracolo, ed è altrettanto convinto di averlo operato lui!