— La moglie di Sua Eccellenza D'Orea? — domanda il critico del Corriere Romano, che sta scrivendo in fretta tutti quei nomi.
— Sì, la moglie di Sua Eccellenza il ministro dei Lavori Pubblici. Mio fratello.
Don Luciano, socialista, non ripudia sul palcoscenico la sua parentela con il ministro. Anzi, tutt'altro, perchè gli conferisce autorità.
Fanfan, ch'è ancora sull'uscio del camerino, rompe la folla degli adoratori, attraversa di corsa il palcoscenico, chiamandosi dietro Luciano, e si mette per guardare da una spia del telone nella sala.
— Fatemi vedere vostra cognata!
— Guardate a destra...
Fanfan si curva, mette l'occhio al piccolo foro; Don Luciano approfitta della vicinanza e col braccio leggero le circonda la vita: Fanfan si divincola con un contorcimento serpentino e uno sguardo irato.
— Fatemi vedere vostra cognata!
— Il palchetto... il quarto dalla scena... Ci sono tre signore...
— Sì! Sì! Vedo!... Una, con i capelli incipriati... Che belle perle!