— Vado a dare dell'asino all'elettricista. Adesso doveva abbassare la luce e non sta mai attento...

Remigia è eccitata dal teatro, dal pubblico, dalla musica, dal palco di faccia. Gli grida dietro:

— A Manön!... Rallegramenti sincëri!

Don Luciano, appena arrivato sul palcoscenico, dimentica la luce e l'elettricista. Fanfan, il viso rorido fra le chiazze del belletto, raggiante, scintillante di gioia e di gioie, rientra allora dalla scena, dopo due altre chiamate. È commossa, delirante.

Piange e ride. Abbraccia il maestro dei cori, l'impresario, il direttore di scena, abbraccia la cameriera... e in quella confusione abbraccia anche Luciano.

Giovanotti eleganti, maestri di musica, giornalisti le sono tutti d'attorno, complimentandola, ammirandola, quasi soffocandola.

Fanfan ringrazia i suoi buoni amici, ringrazia Roma, ringrazia la bella Italia.

— Oh l'Italia! l'Italia! La vostra Italia!

Don Luciano porta la constatazione del successo: un successo morale, più ancora di convincimento che di applausi.

— Le signore, poi!!... L'entusiasmo delle signore è straordinario!... La principessa Capodimare! La marchesa della Gancia, mia cognata... Mi hanno incaricato di farvi i loro rallegramenti!