Il vecchietto continua a sorridere, ma tentenna il capo mentre con una mano alza il cappello e con l'altra il bastoncino in segno di protesta.
— Dirò, dirò! Il disturbo, come disturbo, non ha lasciato conseguenze, tanto è vero che il signor D'Orea, se lei non lo trattiene, farà la grossa minchioneria di andare al Ministero. Ma da questo al benissimo... ci corre! — Il signor Gaudenzio stringe tanto le labbra, in segno dubitativo, da farle diventare bianche. — Uhm!... Qui, a Roma, non starà mai bene. La macchina è guasta e ha bisogno di olio e di riparazione. Cioè aria buona... e non far più niente. Glielo dica anche lei, signora Remigia: è ora di chiuder bottega e di mettersi a riposo. Pensionato!
La signora duchessa lo saluta seccamente.
— Grazie. Vada pure!
Il vecchietto, senza scomporsi, esce com'è entrato, sempre sorridendo.
— Non prendi, cara, il caffè?
Mimì, mezza ginocchioni dall'altra parte del letto, offre all'amica la tazza fumante sopra un piccolo vassoio d'argento.
L'Idola, ha un brutto cipiglio. Inghiotte il caffè in due sorsate.
— E questo signor Zaccarella, viene sì o no?
Si batte all'uscio leggermente. La cameriera non c'è; Mimì, corre a vedere: è proprio l'ex capitano. Si presenta trafelato sull'uscio, entra, e si ferma ritto, in posizione, due passi distante dal letto. In una mano ha un giornale e una lettera.