— Buon giorno, cara!

— E così? — domanda subito Remigia rispondendo appena al tenero abbraccio dell'amica. — Giacomo come sta?... Sta male?

— No, no; ha dormito; s'è riposato. Anzi, il signor Gaudenzio dice che lo trova meglio del solito.

— Chiamalo! Chiamalo! Venga subito qui, da me! — Pare che il vecchietto, quella mattina, non abbia alcun odore di pizzicheria. — E fa chiamare il signor Zaccarella!

Mimì e la cameriera escono l'una dietro all'altra. Remigia resta seduta sul letto; infila una casacca, tutta gale, di seta rosa; si annoda al collo una sciarpa di trine, e dà una scrollata di testa. I capelli sono tutti a posto.

Rientra Mimì e la Carolina col caffè.

— Ecco Gaudenzio!

Eccolo in fatti, col suo cappello, il suo bastoncino, il suo cravattino azzurro e il solito sorriso.

Remigia si volta sul letto, si china verso di lui per parlargli. I capelli biondi scendono giù dal cuscino e la coprono tutta, le spalle e la vita.

— Dunque, Sua Eccellenza sta proprio bene? Non è stato altro che un disturbo di stomaco, affatto passeggero?... Sta benissimo! Meglio del solito?