— Bravo, — ripete argutamente il signor Zaccarella, ma... socialista!

Remigia ci tiene a convincere Mimì. Vuol averla tutta dalla sua.

— Che sia bravo, capirai, nessuno lo mette in dubbio. Ma in questo caso è portato naturalmente a esagerare. Pensa i socialisti come sarebbero contenti di provocare una crisi...

— Col ministero, non ben consolidato! — crede di soggiungere il signor Zaccarella, ma a torto, perchè donna Remigia gli dà un rabbuffo.

— Come non ben consolidato?... Dove trovare un ministero più ben consolidato del nostro?... Piuttosto Giacomo... che si dimette... una crisi... proprio in questo momento... con le feste di Napoli, per il passaggio dello Scià di Persia, alla Spezia per il varo dell'Invincibile, a Venezia per l'inaugurazione dell'Esposizione di merletti, sotto il patronato di Sua Maestà la Regina... Capirai, Mimì... Capirà, signor Zaccarella... anche... per me...

L'Idola non può più contenersi, ha una crisi nervosa di lacrime.

XIII.

Per quanto Remigia fosse andata a letto assai irritata contro il dottor Davos e assai inquieta per il timore di dover abbandonare tutto in un giorno, il potere, Roma e il D'Entracques, ella si addormenta quasi subito profondamente e dorme del suo buon sonno filato fino alle nove del mattino. Nè si sogna di quell'odioso socialista del dottor Davos, nè di suo marito, nè di niente che possa turbarla. Sogna, invece, di Manon e di miss Britton, che fa una scena di gelosia e di disperazione al D'Entracques.

Si sveglia, sorride, ma poi ha un sobbalzo: — Ah! Mio Dio! — Le vengono in mente il dottore e le dimissioni. Si rizza a sedere sul letto, si volta, e preme a lungo il bottone del campanello elettrico.

Entra subito Mimì, poi la cameriera che corre a spalancare le finestre!