Remigia continua vivacemente e con convinzione:

— Non crede lei, che per un uomo come mio marito, che ha assunto obblighi e impegni verso la Nazione, il Re, e i suoi colleghi, possa essere un pensiero non di quiete ma di tormento quello di abbandonare tutto e tutti, improvvisamente, precipitosamente, senza nulla preparare, provocando... una crisi, in questo momento disastrosa?

Sopraggiunge in aiuto della signora duchessa, la voce umile, melata del signor Zaccarella:

— A poco... a poco! Bisogna andare a rilento! Nelle condizioni appunto di Sua Eccellenza! Piantare il Governo! Roma!... La notizia... un colpo così fulmineo... Credo gli sarebbe fatalissimo!... Avrebbe anche l'apparenza, quasi direi... di una fuga!

— Ma che apparenza! — Il dottore seccato da tanta diplomazia e da tanti infingimenti conclude, con una risata: — Una vera fuga, per salvar la pelle!

Remigia offesa fa un atto di collera e di disprezzo. Il dottore non se ne accorge, prende il suo cappello e se ne va, dopo aver detto questa volta, fermo, in faccia a Remigia e proprio a lei, direttamente:

— Ho parlato chiaro, senza reticenze, perchè le condizioni, per me gravissime, dell'onor. D'Orea, me ne impongono il dovere. Quello che credo si debba fare, quello che credo necessario e urgente di fare, l'ho detto e ripetuto. Ora soggiungo soltanto questo: qualunque cosa possa accadere io non avrò certo rimorsi. Facciano in modo... di non doverne avere nemmeno loro!

Appena rimasta sola, Remigia dà sfogo alla sua collera.

— Antipatico, odioso e ineducato!... Del resto è un socialista, e basta!

— Dicono per altro, che sia molto bravo... — soggiunge Mimì, assai timidamente.