— Domando scusa, donna Remigia, se mi presento in questo modo, a quest'ora, ma ho assolutamente bisogno di prevenirla... di parlarle. Scusi, contessina Carfo; chiedo alla sua amica appena due minuti!

Mimì fissa il D'Entracques, fissa Remigia... Esita un istante, guarda ancora il D'Entracques, non osa interrogarlo, poi esce in fretta tremando, col presentimento di qualche disgrazia che non sa immaginare.

— Che c'è? — domanda Remigia, prima ancora che la Carfo abbia rinchiuso l'uscio.

— Che cosa ha fatto?... Quello Staffa, quel Gambara, quella sua Guendalina! Che cosa ha mai fatto?

Remigia respira: non si tratta che di una scena di gelosia!

— Ah! mon Dieu! Siamo da capo! E oggi stesso, poche ore fa, mi aveva tanto promesso di credermi sempre!

— Che c'entra il credere e il non credere? Si è rovinata! Questo è: rovinata!

— Io? — Remigia diventa pallida.

— Si, lei! Per non essersi consigliata con me! Per aver fatto misteri con me! E assicurava, giurava che io ero il più grande, il suo solo amico! Che sentiva dal mio... dalla mia amicizia, un senso di sicurezza e di protezione!

— Rovinata! — ripete Remigia, non pensando ad altro, non sentendo altro.