Il D'Entracques le stringe, le bacia la mano facendole coraggio.
— Il suo eroismo è veramente grande, ammirabile!
Molte volte Sua Eccellenza il Presidente dei ministri viene all'albergo per trovarsi con Giacomo. — La visita è assai breve; Sua Eccellenza esce dalla camera del D'Orea scrollando il capo e allora si tiene una specie di Consiglio: il Presidente, il D'Entracques, qualche altro collega e... Donna Remigia.
Oramai ella ha imparato la fraseologia, ha preso il gesto, il contegno della ministressa.
C'è la prospettiva, per lei, di nuovi sacrifici. Alle feste di Napoli, al varo della Spezia, ci dovrà andare certissimo anche senza il marito. Anzi, tanto più, per rappresentare il continuo miglioramento, la guarigione di Sua Eccellenza, ormai data per sicura, non più fra un paio di giorni, ma fra un paio di settimane.
L'Idola sospira, destando in tutti compassione.
— Ah mio Dio! Mio Dio! Napoli, la Spezia... poi Venezia! Che pena e che stanchezza! — Alza gli occhi al cielo e a mezza strada incontra la caramella del conte D'Entracques. — Oh, se non venisse anche lei, con me! Tutta la forza e il coraggio mi vengono dal pensiero che lei mi sarà sempre vicino... — Sorridono gli occhi languidi. — Voglio sentirlo il piccolo filo invisibile che mi avvolge e ch'ella tiene nelle sue mani per guidarmi... Come il mio Febo e il mio Desir... tesöri!
Il D'Entracques si commove: sente che delle dieresi di quei tesöri, ce n'è anche per lui!
Remigia non ha più voglia, non ha più tempo di pensare, nè alla cattiveria della vecchia contadina, nè alla indelicatezza e... peggio, di sua sorella!
— E poi... che importa? Quelle due arpie non hanno altro che l'uomo, e finchè l'uomo è ammalato. — Lo spirito, la parte eletta, nobile e sana, il ministro, è in mano sua, con tutto il ministero!