— Tanto più che è fatto notorio... — la marchesa Quanita diventa rossa come alla Femme de chez Maxime — è fatto notorio che fra i due cognati esiste una... — Si ferma; non va più innanzi per gastigatezza.
La principessa Guendalina, oltre di essere sconvolta e disgustata è anche inquieta. Ha paura che prolungandosi lo scandalo, — oramai tutta Roma, la Roma vera, non parla d'altro, — suo marito, così severo e inflessibile in fatto della morale pubblica, possa proibirle di mettere i piedi all'Hôtel de Rome. Che dolore sarebbe per Remigia!
Il marchese Pio congiunge le palme in atto compunto. Il Paparigopulos — Ah! Oh! — Chiude gli occhi, apre la bocca. Poi — Oh! Ah! — Chiude la bocca, apre gli occhi: — C'est trop!
Le due signore, naturalmente, prima che con altri, parlano della brutta cosa e si confidano col D'Entracques, così buon amico, e serio, di Remigia. Ma il generale, appunto perchè molto amico di donna Remigia e collega dell'onorevole D'Orea, si tiene in un prudentissimo riserbo. Non sa che dire, non sa che consigliare; si stringe immalinconito nelle spalle. È profondamente addolorato anche per i molti commenti, per le chiacchiere... Non vorrebbe che arrivassero alle orecchie di donna Remigia... Chi sa che colpo per lei così schietta e leale... fino all'ingenuità! Ma quel... Luciano D'Orea, che roba è, propriamente? Toccherebbe a lui a provvedere, e con... energia!
Si scagliano tutti contro don Luciano, più cinico forse che cretino. E si scagliano, adesso, anche contro quella Fanfan.
— Una cagnetta francese non più giovine, imbellettata...
— E col cimurro! — prorompe Guendalina, facendo inarcare le ciglia al Paparigopulos scandalizzato.
Il gran consiglio della morale, sentito i vari pareri e dopo un'animata discussione, ha deciso. Parlarne con Remigia, no, a pieni voti. Sperare in don Luciano, inutile: anima venduta alla cassa forte del fratello. Non c'è che la Moncavallo! Non c'è che la madre!
La Capodimare e la Della Gancia ne parlano al tè delle cinque e mezzo alla duchessa Cristina. S'intende, con ogni delicata cautela, pigliandola da parte, lasciando che indovini tutto ciò che non sarebbe conveniente per loro di dire e per lei d'intendere.
La duchessa Cristina ha la forza di rimanere calma, imperterrita. I suoi occhi severi, hanno un lampo di collera pensando a Maria, poi, pensando all'Idola, si riempiono di lacrime: — Aceto... e fiele! — mormora evocando la passione e i dolori dell'altra madre, quella del Signore, afflitta, come lei, ai piedi della croce. La croce sua è sempre stata Maria Grazia!