Remigia scherza, ma la Carfo dice sul serio e teme sul serio, non soltanto l'abbandono, ma pure l'oblìo.
— Giura questo, almeno: anche quando avrai trovato il tuo don Luciano e saremo tanto lontane l'una dall'altra, non mi dimenticherai?
— Giuro.
— Mi vorrai bene sempre sempre: giura.
— Giuro.
— L'amore non ti farà mai obliare l'amicizia: giura.
— Giuro! Giuro! Giuro! — L'Idola salta dal letto, torna a saltare per la camera come una matta. Sembra che abbia dell'amore un'idea tutta da ridere.
— Sai pure. Mimì, che l'amore è per me la parte noiosa della festa: dato che il matrimonio sia una festa. Innamorata, io? No! No! Giuro! Giuro! Giuro! Tu sì, che t'innamorerai subito, alla prima occasione! Io... ho un cuore senza combustibile. Flirto, qualche volta, per non far disperare mammà nelle sue mire di collocamento. Ma appena maritata... se ci arriverò... non la darò più ad intendere nemmeno a mio marito!
Mimì non risponde: l'amica sua ha colpito nel vivo. « — Tu sì, che t'innamorerai subito, alla prima occasione!» Come anch'ella sentiva che era vero questo, che avrebbe messo tutta la sua vita, tutta la sua felicità, tutta se stessa nell'amore... fosse pure dolore e sacrificio soltanto!
Ma... l'occasione, sarebbe poi venuta? Mimì Carfo non ha alcuna speranza. È povera, senza essere stata mai ricca, senza il lustro di un grande nome, senza le aderenze e i ricordi fastosi di una grande famiglia. Il babbo di Mimì era un maggiore di fanteria ed è morto in Africa. La mamma, sola a Catania, riesce appena a strappar la vita con la piccola pensione: e fortuna che la duchessa Moncavallo — una delle sue tante cugine in grado infinitesimo — le fa risparmiare la spesa di Mimì, che, per far piacere all'Idola, tiene sempre con sè e fa viaggiare quasi tutto l'anno.