— Davvero, sai? Mia madre io non la capisco! Se vuol farmi trovare il mio don Luciano perchè non mi porta a Saint-Moritz o ad Ostenda? Anche Villars-Ollon non mi pare la villeggiatura del coup de foudre, ma quella di una buona dote! Villeggiatura di rampolli con l'angelo custode; con accanto papà e mammà e dieci punti in condotta.

Gli occhi affettuosi dell'amica, si riempiono di lacrime. Sempre così, povera Mimì Carfo, quando Remigia tocca quel tasto doloroso del suo matrimonio.

— C'è tempo! C'è tempo! Consolati! — Ma dopo aver consolata Mimì, l'Idola sospira e diventa seria. C'è tempo... E poi, chi sa?... Lo troverò?... Ci sarà anche per me un don Luciano, numero due? Perchè, giovane o vecchio, non importa...

— Vecchio, no! Brutto no! Ti prego, ti supplico!.. — Mimì geme, per conto dell'amica.

— Vecchio o brutto, per me è indifferente! Ma non farò certo un matrimonio inferiore a quello di mia sorella! Oh, no; giammai! Piuttosto mi voto a Dio!

L'Idola, che passa con una volubilità straordinaria dai sospiri al buon umore, alza le braccia sottili e trasparenti verso l'immagine a cap'al letto di Mimì.

— Oh, sì, lo troverai certo, presto, il tuo don Luciano, e più bello, più buono di quello di Maria Grazia, e allora la povera Mimì Carfo...

— Allora?... La povera Mimì Carfo? — Remigia avvicina il viso al viso dell'amica godendo anche il dolore e le lacrime di quell'adorazione così tenera e devota. — Allora, la povera Mimì?

— La povera Mimì resterà sola, abbandonata...

— Sola, abbandonata?... In Trinacria? Mainò!