Quando Remigia è in camera sua, va dinanzi allo specchio, preme il bottone della luce elettrica, si slaccia e lascia cadere il sottanino: rimane così nella bianca e molle camicia di batista a guardarsi nello specchio... Ad un tratto libera i capelli dalle forcine di diamanti e con una forte scrollata di testa li scioglie tutti e se li fa tutti cadere sulle spalle. È una nuvola d'oro lucente, fluente, profumata; è una maraviglia, un incanto... Ma poi... non c'è altro! Capelli e capelli! Bellissimi capelli, capelli lunghissimi che la coprono quasi, che quasi sembran pesare con la loro massa folta, ondulata, sulla piccola e magra personcina. Begli occhi ceruli, vivi... Bella bocca, bei denti... una bella testina... Ma poi non c'è altro per poter piacere agli uomini!

Remigia si guarda, continua a guardarsi nello specchio e a mano a mano, l'espressione del suo viso diventa più seria, quasi truce... Si abbassa la camicia, — il cappio azzurro è già sciolto — un po' giù dalle spalle...

— Niente di niente e ormai non ho più speranza. I vent'anni sono sonati da tre mesi!

Come invidia, in quel momento, la bella taglia e le belle forme di Mimì!

Spegne con impeto la luce elettrica, si caccia in letto, al buio, e si volta bocconi con mezza la testa sotto il cuscino, come fa sempre quando è arrabbiatissima.

— Sei già a letto? — domanda Mimì dall'altra stanza.

— Sì, e dormo!

Mimì Carfo non fiata più, non osa più!

L'Idola, instabile e variabilissima com'è, è stata presa da un senso profondo, amaro di delusione, di sconforto, d'infelicità. L'effervescenza è finita, l'argento vivo è consumato; ella vede le cose come sono e la sua condizione qual'è realmente.

— Ah, Mon Dieu! Mon Dieu! Non mi capita più la fortuna di un don Luciano che perda la testa per me! Impossibile! Sono troppo piccola e troppo magra per il coup de foudre!... Una povera ragazza di condizione onesta, costretta a trovarsi un marito a furia di occhi bassi e di timidi rossori deve avere, necessariamente, come mia sorella, tutti gli altri vantaggi dell'appariscenza! Alla rosa mistica senza dote, e che deve esprimersi senza parole, occorrono, in compenso, le doti e l'eloquenza del quadro plastico!... — E, intanto, cerca cerca, aspetta aspetta... «Aspettare e non venire è una cosa da morire!» Uff! Che caldo!... — Evviva le grandi cocottes!... Esse non hanno bisogno di dote nè di doti per mettersi a posto! La Fanfan di Luciano, per esempio, è magrissima! Anzi, se non è una frottola inventata per consolare mammà, è persino tisica, eppure... — La fanciulla s'interrompe e sospira. — Ma quella Fanfan non ha parenti tra i piedi che le fanno la predica! Capelli e capelli! Capelli e nient'altro! Maledetti capelli! Agli uomini, devo far l'effetto piacevole di una parrucca! Uff! — Un secondo sospiro. — Giro i laghi, i monti, i mari... e finirò col dovermi accontentare del matrimonio d'amore! Ancora un anno o due e poi, svanita la speranza, far presto a sposare Totò... per non arrischiare di perdere anche Totò! — Ah, mio Dio! Per tutta la vita natural durante, appartenere al seguito di donna Maria Grazia D'Orea, come una contessina Carfo, qualunque! — Un altro sospiro e più forte.