— Ho conosciuto a Bologna e sono in relazione d'affari col deputato Giacomo D'Orea; l'ex ministro. Sarebbe, forse, il suo signor genero, che aspettiamo a Villars?

— No, — La duchessa accenna col capo a un saluto, guardando il barone affabilmente con l'occhialino. — No. Giacomo è il fratello di mio genero.

Il Danova, che s'è subito ricoperto per via della pera, alza la voce, le braccia e dondola la pancetta con evidente soddisfazione.

— Uomo straordinario! Grande talento, attività e gentiluomo... tipico. La sua parola vale quanto la sua firma! Uomo... straordinario!

La magnifica barba del principe di Sant'Enodio si gonfia e si muove con una leggera ondulazione. Egli parla:

— Appunto, precisamente. Giacomo è il fratello di Luciano, mio nipote. Cioè il fratello di Luciano, che è poi marito di mia nipote. Precisamente. — Il principe stende al barone la bella mano bianca e morbida. — Diremo dunque: les amis des nos amis...

— Anzi diremo i parenti! — interrompe il Danova. — «I parenti dei nostri amici...» Ho scritto appunto anche ieri, all'amico Giacomo! Se permettono, signori, mi presento da me: Marco Danova. A più di mille e trecento metri, si è superiori anche alle restrizioni dell'etichetta!

Marco Danova continua a piroettare e a dondolare dandosi l'aria d'essere il padrone di Villars e continua a parlare di Bologna, di Giacomo, di milioni e dei molini, intercalando al discorso quelle sue frequenti e grosse risate che prorompono ad un tratto, anche senza ragione, con uno scoppio fragoroso. Ma, intanto, non perde mai d'occhio la duchessina. — Che vitino! Che voce! Che ginger!

Poi ricomincia col din-don.

— Ah! Ah! Ah!... La duchessina dunque si diverte in questo nostro povero e pastorale Villars?