Remigia risponde arrossendo, con un cenno affermativo e abbassando gli occhi. Poi, subito la forte scrollata di testa per rimettere a posto i capelli. Ma il bell'inglesino, la fenice di Mimì Carfo, non ottiene nè un sorriso, nè un'occhiata. Remigia, sulle prime, si mostra sempre molto riservata e prudente con i giovani. I giovani ardono meglio a foco lento.
Ella non si rivolge all'inglesino per ringraziarlo, ma cerca di nascondere il rossore e di vincere il timido turbamento continuando ad ammaestrare Din e Don.
— Su! Su! In piedi!... Si resta in piedi!... Si fa l'ometto e si ringrazia!
I due cani, ritti ritti, continuano ad annaspare con le zampe riscotendo applausi e destando l'ammirazione generale.
— Don!... Su! Su! Da bravo! Adesso si dà la mano!
Don, che si era messo a riposare su tre gambe, si rialza di nuovo, sebbene di malavoglia, e annaspa con la zampa destra verso Marco Danova.
Questi afferra subito la zampetta del cane e la stringe ripetutamente, da buon camerata.
— Amici, caro Don, din-don! Tesoretto caro! Sempre amici in vita e in morte! — Stringe la zampa anche a Din, costretto pure a rizzarsi di nuovo.
— Benissimo! Bravissimo! Son due gentiluomini perfetti!
Marco Danova, inaugurati così i buoni rapporti, si sente quasi ammesso nell'intimità della famiglia. Fa una rapida piroetta sulle gambette a roncolo e si rivolge con molta disinvoltura alla duchessa Cristina salutandola con una scappellata: la sommità del capo spunta, completamente calva, come una pera, dalla corolla dei capelli tinti.