— È innamoratissimo! — La fanciulla ride. — E le sue proteste d'amore? Tutte a base di milioni!... Anche questa, sai, è una bella novità e un piacevole diversivo, dopo tanta indigestione di cuore, di anima, di cielo o di angeli, al chiaro della luna e delle stelle. Il mio pascià è positivo e pratico: tutto ciò che gli piace, lo paga un milione «pronti contanti». I miei capelli? Un milione! I miei occhi? Un milione! I «bei penin piccinin?» Un milione. La bocca, due milioni, anzi, adesso, siamo già sui tre. Ma siccome io non vendo a ritaglio, capo per capo, e lo sa, così fa tutto un blocco e ci vorrà tutta la cassa! Mi ha quasi offerto di sposarmi stasera. Me l'ha offerto digrignando i denti, come un orso preso al laccio. Domani mattina mi offrirà la sua mano con bella maniera. Andiamo insieme al lago di Chavanne. Al ritorno, prima che mia sorella sia arrivata a Villars, il barone Danova avrà già parlato e fatto la sua domanda «alla duchessa madre» in piena regola.

Mimì si dispera: ha gli occhi gonfi di lacrime.

— Aspetta! Aspetta! Ti prego! Ti supplico! Pensaci ancora!... Aspetta!

— Ho vent'anni, mammoletta, mammolona! Non ho più tempo di aspettare!

— Ti prego! Ti supplico! Te lo domando in grazia! Domani no! Domattina no! Aspetta ancora un giorno, almeno un giorno...

— Ho vent'anni!... Anzi, presto, ventuno!

Mimì non può più resistere e scoppia in un pianto dirotto.

L'Idola, ancora seduta sul letto, si volta a guardarla diventando seria, mentre continua ad accarezzarsi i piedini l'uno contro l'altro, incrociandoli:

— Non piangere! Basta! Non voglio che tu pianga! Rispondi invece: tu saresti contenta se io sposassi l'elettricista povero?

— Sì.