SOFIA
(abbraccia Francesco: poi cade piangendo sopra una sedia) La mamma! La mamma! Non l'ho più! Non l'ho più!
FRANCESCO
(le prende una mano, l'accarezza, singhiozzando) La tua mamma... la tua povera mamma, la tua mamma vera, è quella che tu hai sempre amato, quella che sognavi sempre, quella che ti sei fatta, che ti sei creata tu stessa, tu sola, nella tua fantasia e nel tuo cuore. La tua mamma è in alto... è là!... non ne hai mai avuto altra!... (baciandole la mano, i capelli, quasi con divozione) Quella e nessun'altra è la mamma vera... la mamma del tuo cuore così buono, della tua anima così bella! (fa per abbracciarla).
SOFIA
(alzandosi, vivamente) No! No! No! Non cercare, non tentare d'ingannarmi, di illudermi! Non puoi farlo! Non devi farlo! Mi hai allevata, educata, guidata colla ragione e vorresti ora consolarmi, acquietarmi, addormentarmi colle ubbie dell'al di là? — Quell'uomo... (alludendo a Giordano) Quello... quello là... ha detto giusto. Non dovevi mentire, non dovevi nascondermi nulla. Mia madre non c'era più per me? lo dovevo sapere anch'io. Perchè... la... la... la mamma? (torna a fissarlo. — Francesco accenna di no col capo) La mamma non l'ho più! La mamma non l'ho più! (si butta fra le braccia di Francesco: piangono: pausa) No, sai; non dirmi niente. Voglio ignorare, voglio ignorare. Ma di', di', di', papà... quando si ha tutto perduto... perchè non si può morire?... Perchè non si può morire?... (guarda Francesco, gli accarezza la fronte, lo bacia affettuosamente, come per compensarlo del dolore che gli ha dato) Anna... ha scritto, non è vero? Viene?
FRANCESCO
(con timida inquietudine) Ha scritto... a te.
SOFIA
A me?... Verrà. (legge, poi con voce cupa) Sua zia... si è ancora aggravata. Mi offre tutto ciò che mi può occorrere; molto danaro: mi domanda come può farmelo avere, senza che tu lo sappia.