(con un fremito) Domani!
MARINO
(con intenzione, a Sofia) Il chiaro letterato l'ha persuasa?
SOFIA
(vivamente) Sì. Non ho più alcun dubbio.
MARINO
(scrollando il capo, vincendo la propria mestizia) Meglio, meglio così; sono contento anch'io. Ma... faccia presto, signorina, ad apparecchiare la tavola. (mentre continua a parlare, mette le bottiglie sulla credenza, prende dal canestrino una terrina con del rosbiffe, prende i carboni accesi della parigina che mette sul caminetto sotto la terrina, per riscaldare il rosbiffe. — Francesco e Sofia si guardano, si comprendono: hanno un fremito, ecc.) Sono già in ritardo col mio Meyerbeer: a pranzo gli fo da maestro di lingua italiana. Oh, è una conversazione piacevolissima: vuole del vino, maestro? — e il russo mi risponde: — io voglio del vino, voi volete del vino, noi vogliamo del vino. — Volete ancora galantina? — io non voglio galantina, voi non volete galantina, noi non vogliamo galantina: — e così via, per tutto il pranzo. (Francesco e Sofia, ridono forte, sforzatamente, poi si guardano, il loro riso resta strozzato: Sofia ha finito di apparecchiare la tavola, Marino ha messa la terrina sul fuoco, ecc.; ha messo in un piatto, in mezzo alla tavola, le fette di presciutto, di galantina, ecc.) A tavola, signor Francesco! A tavola, signorina Sofia!
FRANCESCO e SOFIA
(si siedono macchinalmente l'uno in faccia all'altra; quando Marino si volta e li guarda, fingono di mangiare ecc.).
MARINO