No! No! Io non condanno il babbo; non condanno te. Avrete ragione. Ma io sono una donna... Anzi, non sono ancora che una ragazza; io ragiono soltanto col cuore. Io ho degli altri sentimenti, dei bisogni dell'anima mia, delle aspirazioni che non posso capire, che non posso esprimere, che si confondono... e mi confondono. Io non giudico il babbo, io lo amo, lo ammiro; io non giudico te, ti voglio bene; ti stimo tanto: solo ti dico questo: ti prego, ti supplico, fatti sposare dal babbo, come aveva sposato la mia povera mamma!... Sarò... mi sentirò... (premendosi la faccia, la fronte) Non so esprimermi... non so... Mi sentirò più tranquilla... e poi... allora sì, allora sì!... Sei tanto bella! Allora forse potrò illudermi, e dirò mamma anche a te!
SCENA VIII.
Giordano Candia e DETTE.
GIORDANO
(entra dalla comune avviandosi verso la Redazione: sta leggendo l'«Italia Liberale». Vedendo Anna nasconde il giornale).
ANNA
(sforzandosi per vincere la propria commozione) È in ritardo, signor Giordano.
SOFIA
(c. s.) Ci sono già tutti in Redazione!
GIORDANO