(c. s.) Certo... Certo...
SOFIA
Io, che sono sempre stata con lui, ormai ci sono avvezza. Ne ho viste tante e tante!... (ridendo) Ma non ho mai avuto paura. Quando ero bambina e c'erano guai, mi raccomandavo alla mamma: pregavo la mamma di aiutare il papà. (scrollando il capo con tristezza) Una... superstizione... (con un gran sospiro) Adesso, invece, ci sei tu: tocca a te, prego te! Sii forte con lui, per lui. (alzandosi, vivamente) Tante cattiverie, tante infamie, mi fanno sentire ancora di più, la superbia, l'orgoglio di essere sua figlia, di essere la figlia di Francesco Quarnarolo. Sai? Guardo in faccia tutta quella gente: la guardo fissa — così — perchè capiscono tutti che sono io, io, — io, sì, — proprio io, la Sofia Quarnarolo!
ANNA
(le si butta fra le braccia) Perdonami. Sarò come te; imparerò da te. (suono del campanello di dentro: Anna guarda verso un uscio interno) Nessuno viene ad aprire? (suono del campanello c. s.).
SOFIA
Vado io!
MARINO
(la trattiene colla mano. — via dal fondo).