(con cappellino nero: mantellina o paltò, pur nero, che si leverà subito appena entrata: è vivace, allegra) Marino!... Marino!... Cercava di me?

MARINO

Tutti i pretesti per vederla, sono buoni. Volevo dicesse al signor Quarnarolo che ho parlato coll'onorevole Solaroli, e col chiaro letterato Giordano Candia.

SOFIA

(scherzando, minacciandolo col dito) Marino!... signor Marino! Non bisogna essere cattivo! quel chiaro letterato! (si volta, vede Anna che piange, corre ad abbracciarla) Anna!... Anna!... Ancora?!... Non è così che mi avevi promesso. Mi avevi promesso di disprezzarla, di dimenticarla tutta quella gente cattiva. È un bene averli conosciuti, averli scoperti, i cattivi. Non è vero, signor Marino?

MARINO

Certo! (la guarda ammirandola, poi a poco a poco, la segue coi cenni del capo, sempre più intenerito).

SOFIA

(ad Anna) Sono le burrasche della vita. (ridendo) Temporali con tuoni e fulmini!.... Ma passano presto e il cielo ritorna più azzurro e il sole più sfolgoreggiante. Sono le nostre battaglie. (con ardore). E si vincono sempre. E tu lo hai visto il mio babbo a vincere, a trionfare; adesso lo vedi a combattere, e poi lo vedrai a vincere un'altra volta. Non è vero, signor Marino?

MARINO