— Da brava! Da brava! Pronunzia bene la doppia esse come ti ho detto! Con-tess...
— Con-tessa! — Ripete la bimba con uno de' suoi piccoli gridi di allegrezza.
— Dunque, dimmi, lo hai ringraziato il signor Francesco?... Ricordati che il signor Francesco ti vuol molto, molto bene.
Lulù torna a oscurarsi e le sue labbra hanno un leggero tremito, finchè il Roero prendendola in braccio esclama ridendo:
— Facciamo la pace!... Facciamo la pace!
La bimba ride, gli si attacca al collo, lo stringe forte colle braccine, lo soffoca, gli tira i capelli, gli dà le botte, lo copre di baci.
La signora Eugenia riman lì come estatica e cogli occhi lucenti a guardare il Roero, a guardare Lulù. Quel «giovane papà» così buono, così affettuoso per quella bimba non sua... quella bimba così bella e così intelligente alla quale hanno ucciso il babbo, e che non ha la mamma, commuovono il suo cuore profondamente, esaltano la sua fantasia un po' romantica.
— E Titi? E Titi? — Domanda dopo un momento, riprendendo il suo ufficio, la sua parte di maestra. — Adesso mi farai vedere anche Titi?
Lulù la guarda attonita per un istante: se n'era affatto dimenticata!..... Ma soggiunge subito, già coll'istinto femminile, volendo giustificare il proprio oblio:
— Titi..... brutta!... Cattiva!