Smette di puntare, si alza, paga in fretta e se ne va.
— Farò io una corsa sui bastioni!... Voglio vedere, per curiosità, se c'è donna Stefania. Se ci fosse... potrei anche fermarmi un momento alla sua carrozza, e salutarla. Un semplice saluto, su due piedi, è un dovere di cortesia; è come portare il biglietto di visita..... Io resto irremovibile al mio posto; intanto..... sentiremo lei, che cosa dirà.
Sui bastioni la carrozza di donna Stefania non si vede.
— Forse è troppo tardi! — Francesco guarda l'orologio. — Sicuro! Sono le cinque e mezzo!... Maledetto il giuoco!
La sera torna al club, naturalmente per far ancora la posta a Carletto e a Manólo. I due vi sono infatti; e quando egli entra nella gran sala, gli sembra di scorgere un cenno, un atto istintivo di dispetto, col quale il Faraggiola avverte l'Estensi della sua presenza. Tutti e due leggono il giornale e fingono di non vederlo. Allora il Roero mostra a sua volta di non vederli. Prende una rivista e passa nella sala attigua, sedendosi in modo da poterli sempre tener d'occhio.
— Sono un uomo di spirito, diavolo! E non devo abusare..... dello spirito degli altri! Bastano gli sforzi di amabilità e di buon umore ai quali li ho costretti nella giornata!
Alle nove e mezzo Carletto e Manólo si scambiano il giornale e non si muovono..... Alle dieci si alzano..... ma tornano nel solito salottino appartato e si rimettono, lor due soli, serii e gravi, a giocare all'écarté.
Oh poveri infelici!
Francesco, in quel momento, è sicuro della loro disgrazia e abbraccerebbe dalla gioia non solo la Fáni, ma anche don Giulio.
— Domani è il suo giorno; vado da lei e prestissimo.