— Che miracolo!

— Un vero miracolo!

I due lions invitano il Roero a sedersi al loro tavolino e a puntare: ma non parlano di donna Stefania, non accennano nemmeno a casa Arcolei, il che, data la fine diplomazia e il riserbo abituale dei due perfettissimi gentiluomini, non turba il Roero, non lo inquieta; anzi, tutt'altro!

È questa la prova evidente che nel regno della Fáni non è successo nessun rivolgimento. Anche quell'accoglienza amabile, quasi festosa è indizio certo di ordini emanati dall'alto, per richiamare a corte il disertore indispettito.

Così il Roero si trova bene a quel tavolino; punta, perde, e contentissimo di perdere continua a gorgheggiare la Carmen in barba a Rabagas!

Lì, tra il Faraggiola e l'Estensi, tra Carletto e Manòlo, gli sembra quasi di aver vicina la Fáni e respirarne l'odore a pieni polmoni. L'ha ritrovata, finalmente, e finalmente egli riprende le abitudini e ricominciano per lui le ore dei giorni trascorsi, i giorni dell'amore e delle furie gelose che, visti da lontano e dopo il timore di averli forse perduti, risorgono ad uno ad uno e si distendono nella memoria sereni, incantevoli, pieni di sole.

Punta, perde, continua a perdere allegramente... ma poi, a poco a poco cessa dal gorgheggiare e diventa pensieroso:

— Come mai?... Restano al club tutto il giorno?... Ma non devono trovarsi alla carrozza di donna Stefania sui bastioni, o con don Giulio a qualche seduta? Che la mia tattica risoluta e coraggiosa abbia determinata la disgrazia di Emanuele secondo e di Carlo terzo?

Ed il Roero ironico, dimentica d'essere Francesco primo e ha un lampo di gioia. Osserva più attentamente il Faraggiola e l'Estensi; non sono in abito da visita, c'è dello sforzo nella loro gentilezza, dell'amaro nei loro sorrisi.

— Oh, poveri disgraziati!..... Adesso mi spiego perchè stamattina, sul Corso, non ho veduto nessuno!