Francesco, togliendole via la mano e chiudende la cartella:
— Ho detto di no!... Dunque?... Sentiamo: Favretto è la verità e Segantini la poesia. Avanti! V'ho detto che ho bisogno di alcune vostre definizioni così argute e così originali per far parlare la mia Arianna.
Stefania, seduta sulla poltrona, guarda a dritta il quadro del Segantini, poi si volta a sinistra guardando quello del Favretto... Infine dà un'occhiata sorridendo anche a Francesco e ormai non sembra più preoccupata dell'ora del pranzo e tanto meno di far aspettare don Giulio.
— Favretto è un uomo che ride, vi pare? Segantini sta serio. Favretto è un borghese: ha vissuto certo presso quella donna in babbucce discinta e rosea che nel Vandalismo sta rammendando la biancheria di casa, mentre il pittore restaura la Madonna assunta in cielo. Segantini è un solitario aristocratico meditativo cui quella donnetta grassoccia non avrebbe suggerito nemmeno il satirico paragone col restauratore vandalico; egli non l'avrebbe veduta; dall'arte sua appare che realmente, nella vita, egli non l'avrebbe guardata. Favretto nel Vandalismo fa un po' di predica, ma i personaggi son gli stessi del quadretto del Sorcio esposto, credo, sei o sette anni fa.
— Sì, nel settantatrè.
— Con Favretto resterei, appunto, a ciacolar tutt'una sera; a Segantini non saprei che dire o temerei ad ogni parola un'interpretazione impreveduta filosofica e profonda che io non mi sarei nemmeno sognata, e che, forse, sarebbe vera: perchè no?
Il Roero che guarda sempre Stefania, appoggiato, un po' curvo, alla spalliera della sua stessa poltrona, ripete queste due ultime parole, ma dando loro un'espressione tutta diversa, amorosissima e appassionata:
— Perchè... no?
Stefania sente ciò che il giovine le dice, ma ancora non vuol capire, e allontanandolo colla bella mano, dalla quale ha levato il guanto e che scintilla di gemme, continua a.... definire, sempre con maggior foga e con maggior calore:
— Segantini dipingerà altri cento anni: non dipingerà mai, scommetto, una donna che rida. Favretto dipingerà altri cento anni, — Dio lo voglia! — ma scommetto, fin d'ora, che non dipingerà mai una donna che pianga. Segantini è bianco e azzurro: Favretto è rosso e verde. Segantini non lo concepisco che magro e barbuto; Favretto un po' pingue e un po' lucido. Segantini non ha spirito, nel senso francese: Favretto non ha che spirito! Segantini, certo, si leva all'alba, Favretto a sole alto... Segantini, di sicuro, ha una biblioteca: a capo fila Darwin per la lettura mattutina, Schopenhauer per la lettura serale. Favretto non credo che abbia una biblioteca. Se l'ha, deve essere Goldoni nella vecchia edizione padovana... Se i due pittori dovessero scrivere, Favretto scriverebbe novelle, Segantini...