Ritornando alla Casa Vecchia, fa un'altra strada e passa dinanzi alla scuola per vedere se son cominciati gli addobbi per la festa del saggio. Trova tutti in grandi faccende e il signor Nino che dirige il lavoro.

— Povero Nino! — Pensa fra sè, vedendolo. — Se mi ama davvero, deve soffrire anche lui!

Gli si avvicina gentile, domandandogli molti particolari, e lodando tutto quanto egli ha fatto. Non per civetteria, ma per bontà... per pietà.

Il giovine è diventato pallido. Il pallore, in quella faccia bruna, dà l'impressione di una sofferenza più acuta. E nel rispondere alla fanciulla, il suo sguardo è dubbioso, la sua voce trema... Povero Nino!

Ella partendo gli stringe la mano, e quando è di nuovo sola, nel viottolo ombroso che sale alla Casa Vecchia, cammina lenta, pensierosa. L'anima le trema, come presa da uno scoramento ignoto, profondo, indefinito...

— Se proprio mi vuol bene... quanto deve soffrire anche lui!

III.
La villa Roero.

Elena si agita nel sonno, si scote, si sveglia: sente giù in istrada lo scalpitìo, il nitrito di un cavallo, sente dal balcone la voce della signora Eugenia...

Si rizza a sedere sul letto e tende l'orecchio: