La signora Eugenia le aveva detto di scrivere al signor Francesco, pregandolo di voler venire a Lodignola, come aveva promesso tempo addietro anche all'avvocato Olivieri, per assistere alle feste del saggio scolastico.
— Hai scritto. Elena? — La signora Eugenia si mette a fissare la giovinetta con uno sguardo più inquieto che scrutatore.
— Sì. Vuol leggere? — E fa per darle la lettera.
— No! No! Figurati! Sono certa che gli avrai scritto una bellissima letterina, con tutto il tuo cuore. Devi voler molto bene al signor Francesco... E ricordati, per il tuo avvenire e per la tua felicità, devi promettere a te stessa di fare in modo di obbedirlo sempre, in tutto, e di amarlo sempre... più di tutti.
La fanciulla alza i suoi occhioni interrogativi in faccia alla signora Eugenia... poi commossa le butta le braccia al collo, la bacia, la stringe, muta, con espressione profonda di mestizia, e se ne va lasciando la povera donna ancora più inquieta.
— Oh Dio! Dio! Se la Luisa avesse proprio indovinato! Se incominciasse anche lei ad innamorarsi del Nino!
Elena porta ella stessa la lettera per il Roero alla posta vicina.
... No, non gli ha scritto con tutto il suo cuore! Il suo cuore, lo ha fatto tacere... Gli ha scritto due paginette stupidissime. Prima di tutto, scrivergli di venire per il saggio, era già una cosa sciocca per sè stessa... e poi sentiva di essere irritata, di essere molto in collera contro il signor Francesco. No! Egli non le voleva più bene! Come l'aveva dimenticata! Adesso quella signora cattiva non ci entrava più... Adesso era lui, proprio lui, soltanto lui, che non pensava nemmeno di venirla a vedere. Era lui, adesso, il cattivo che non le voleva più bene, il cattivo che l'aveva dimenticata!
Guarda la lettera, scrollando il capo, mentre la lascia cadere nella cassetta:
— Va! Va! Va pure a Milano anche tu, lettera stupida! Sei la lettera che egli si merita, nè più, nè meno.